onere mediazione in opposizione decreto ingiuntivo-civile - amministrativo - tributario

 
 

IN CASO DI OPPOSIZIONE A DECRETO INGIUNTIVO, CHI HA L'ONERE DI AVVIARE LA PROCEDURA DI MEDIAZIONE OBBLIGATORIA?

 

La Corte di Appello di Palermo, con la sentenza n. 1014 del 17/05/2019 si è pronunziata sulla questione ed, in riforma della sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Sciacca, con cui tale giudice, conformemente all’orientamento giurisprudenziale prevalente, aveva ritenuto che l’onere di avviare il procedimento di mediazione obbligatoria grava sul debitore opponente (dato che il creditore opposto non avrebbe alcun interesse all’avvio della procedura stessa, con la conseguenza che dal mancato deposito dell’istanza discende la declaratoria d’improcedibilità dell’opposizione e la definitiva esecutorietà del decreto ingiuntivo), ha invece affermato che onerato a proporre la mediazione è il creditore opposto.

La Corte di Appello ha argomentato che la soluzione da essa prospettata "secondo cui l'onere dell'avvio del procedimento di mediazione, nei giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo compete, superata la fase preliminare di verifica della ricorrenza dei presupposti per la concessione della provvisoria esecutività del decreto, al convenuto opposto:

-parifica, quanto agli oneri da affrontare per il riconoscimento giudiziale delle proprie pretese, la posizione dei creditore opposto, quale attore in senso sostanziale, a quella di ogni altro attore, senza alcun paventato irrazionale accrescimento degli oneri della parte creditrice la quale beneficia dall'esonero della mediazione, come è logico che sia, fin tanto che l'ingiunto non abbia manifestato la propria contrapposizione, dovendo invece in caso di opposizione ottemperare all'onere imposto a chiunque voglia far valere in giudizio un diritto discendente dai rapporti espressamente presi in considerazione del legislatore;

-parifica la posizione dell'opponente, convenuto in senso sostanziale, a quella di mera attesa delle determinazione e della condotta dell'attore propria di ogni altro convenuto, senza creare il rischio della irrazionale premiazione della passività dell'opponente;

-parifica altresì le conseguenze dell'inottemperanza a quelle che connotano qualsivoglia altra domanda introdotta con rito ordinario, nel quale l'attore che rimanga inerte anche dopo la concessione da parte del giudice del termine per l'avvio del procedimento di mediazione registrerà e subirà si la declaratoria di improcedibilità della domanda, ma non vedrà preclusa la possibilità di far valere il proprio diritto mediante introduzione di un nuovo giudizio;

-risulta coerente con il carattere volontario della mediazione, come delineato dalla sentenza 14 giugno 2017 causa C 75/16 della Corte di Giustizia UE (che si è occupata, seppur per diversi aspetti, della normativa italiana sulla mediazione e della sua compatibilità con la direttiva 2013/11/UE sull'Adr dei consumatori), e consistente "... non già nella libertà delle parti di ricorrere o meno a tale procedimento, bensì nel fatto che le parti gestiscono esse stesse il procedimento e possono organizzarlo come desiderano e porti fine in qualsiasi momento";

-preserva in modo pieno ed effettivo, il diritto di accesso delle parti al sistema giudiziario.".

A questo punto non resta altro da fare che auspicare che la Cassazione faccia definitiva chiarezza sulla questione, cosa che potrebbe accadere tra non molto.

Infatti, con ordinanza n.18741 del 12/07/2019 laTerza Sezione Civile della Cassazione ha rimesso al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite ai sensi dell’art. 374, 2° comma, c.p.c., la seguente questione: se, in tema di opposizione a decreto ingiuntivo, l'onere di esperire il tentativo obbligatorio di mediazione ricada sul debitore opponente, in quanto parte interessata all’instaurazione e alla prosecuzione del processo ordinario di cognizione, posto che, in difetto, il decreto acquista esecutorietà e passa in giudicato, ovvero sulla parte opposta, che ha proposto la domanda di ingiunzione ed è attore in senso sostanziale, tenuto conto che l’art. 5 del D.Lgs. n. 28 del 2010 onera dell’attivazione della condizione di procedibilità della domanda giudiziale “chi intende esercitare in giudizio una azione”.

 

Aggiornato al 30 luglio 2019.
 

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