Esecutività delle sentenze tributarie-civile - amministrativo - tributario

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
    ESECUZIONE FORZATA CIVILE SU SENTENZA DI CONDANNA IN FAVORE DEL CONTRIBUENTE EMESSE DAL GIUDICE TRIBUTARIO ED OBBLIGO DI APPOSIZIONE DELLA FORMULA ESECUTIVA  DA PARTE DELLA SEGRETERIA DELLA COMMISSIONE TRIBUTARIA. 
 
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Accade sovente che il contribuente che abbia ottenuto dal giudice tributario una sentenza favorevole, con la condanna dell’Agenzia delle Entrate o comunque di altri enti impositori al pagamento di somme in suo favore, nel momento in cui richiede alla Segreteria della Commissione Tributaria che ha emesso il provvedimento la spedizione in forma esecutiva di quest’ultimo si senta opporre un rifiuto.
Tale rifiuto è di solito fondato sull’opinione, tanto diffusa quanto infondata, secondo cui, sebbene in seguito alle modificazioni dell’art. 69 del D.Lgs n. 546/1992 apportate dall’art. 9, 1° comma, lettera gg), del D. Lgs. n. 156 del 24/09/2015, le sentenze tributarie siano tutte immediatamente esecutive, l’unico rimedio per ottenere l’esecuzione di quanto tali sentenze dispongono sarebbe oggi unicamente il giudizio di ottemperanza di cui all’art. 70, per il quale non è necessaria la spedizione in forma esecutiva.
In altre parole, secondo tale non condivisibile tesi, in atto non sarebbe più consentita l’azione di espropriazione forzata civile in virtù delle sentenze dei giudice tributario.
È dunque utile, per non dire indispensabile, fare chiarezza sulla questione.
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I Segretari delle Commissioni Tributarie rientrano tra i “pubblici depositari” assoggettati alla disciplina dell’art. 744 c.p.c. [1], per i quali l'art. 38, 1° comma, del D. Lgs. n. 546/1992 ulteriormente ribadisce l’obbligo di rilasciare le copie delle sentenze del giudice tributario loro richieste alle parti processuali e pone al contempo, per l’assolvimento di tale obbligo, il termine temporale di cinque giorni dalla richiesta, talché, in caso di rifiuto o di ritardo nel rilascio, la tutela giurisdizionale del richiedente va invocata, ex art. 745, 2° comma, c.p.c., avanti il giudice ordinario ed, in particolare, avanti il Presidente del Tribunale nella cui circoscrizione il depositario esercita le sue funzioni, con l’instaurazione di un procedimento avente natura di volontaria giurisdizione non contenziosa che si conclude con un decreto adottato previa l'audizione degli stessi Segretari.
L’art. 69, 1° comma, del D. Lgs n. 546/1992, come modificato dall’art. 9, 1° comma, lettera gg), del D. Lgs. n. 156/2015, dispone che le sentenze di condanna al pagamento di somme in favore del contribuente sono immediatamente esecutive.
Il 5° comma del citato art. 69 prevede che “...in caso di mancata esecuzione della sentenza, il contribuente può chiedere l’ottemperanza a norma dell’art. 70...” ed è chiaro come tale inciso, altrimenti superfluo ed inutile, debba essere inteso nel suo senso letterale, che è quello di riconoscere al contribuente vittorioso il diritto di intraprendere il giudizio di ottemperanza (già riconosciuto in via generale dall’art. 70 ad ogni parte interessata, ma limitatamente alla sentenza passata in giudicato) anche sulla base di una sentenza non passata in giudicato (previa eventuale prestazione di idonea garanzia per le sole sentenze di condanna al pagamento di somme superiori a diecimila euro).
Il fatto che il D. Lgs. n. 156/2015, abbia soppresso le parole “...salvo quanto previsto dalle norme del codice di procedura civile per l’esecuzione della sentenza di condanna costituente titolo esecutivo...” contenute nel previgente testo dell’art. 69 del D. Lgs n. 546/1992 non ha però privato il contribuente del diritto all’azione di espropriazione forzata civile.
Infatti sia l’art. 69 che l’art. 70 del D. Lgs n. 546/1992 stabiliscono (nel primo caso con riferimento al contribuente e nel secondo alla parte che vi ha interesse) che si “può” richiedere l’ottemperanza, statuendo una possibilità che non esclude, come non lo fa alcuna altra norma vigente, l’esperibilità delle altre azioni riconosciute  dall’ordinamento.
E, d’altra parte, non potrebbe essere diversamente, dato che, ove per pura ipotesi una qualche norma avesse precluso l’esercizio dell’azione di espropriazione forzata in esecuzione delle sentenze del giudice tributario, avrebbe introdotto una disparità di trattamento tra il titolare di un credito riconosciuto da una sentenza tributaria ed il titolare di un credito traente origine da una sentenza civile che sarebbe stata irrazionale ed in aperto contrasto con gli artt. 3, 24 e 113 Cost..
In tal senso già si è espresso il Tribunale Civile di Palermo con ordinanza
[2]  resa in un processo di opposizione ex art. 615 c.p.c. proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso l’espropriazione presso terzi intrapresa nei suoi confronti, col patrocinio del nostro Studio, in base ad una sentenza di condanna emessa da una Commissione Tributaria.
E poiché l’art. 475, 1° comma, c.p.c., dispone tutte le sentenze e gli altri provvedimenti dell’autorità giudiziaria –non esclusa quella tributaria- per valere come titolo per l’esecuzione forzata debbono essere muniti della formula esecutiva, è evidente come il negarne l’apposizione costituisca un illecito ostacolo, frapposto dai Segretari delle Commissioni Tributarie, all’esercizio del diritto all’azione esecutiva.
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Quello instaurato ai sensi dell’art. 745 c.p.c. è un procedimento di volontaria giurisdizione che si conclude con un decreto avverso il quale non è proponibile reclamo.
Infatti quest’ultimo strumento è previsto dall’art. 739 c.p.c. con riferimento ai provvedimenti emessi in camera di consiglio, tra cui non rientra quello in parola
[3].
Il decreto presidenziale però non può contenere una condanna al pagamento delle spese processuali.
La questione della condanna al pagamento delle spese nei procedimenti di volontaria giurisdizione è stata affrontata e risolta dalla Suprema Corte nel senso che,  in linea generale, le disposizioni di cui all'art. 91 e segg. c.p.c. trovano applicazione anche nei procedimenti camerali finalizzati alla decisione su posizioni soggettive contrastanti
[4]  e non quando, come accade nel procedimento –non camerale- ex art. 745 c.p.c. la decisione finale ha per oggetto non già la risoluzione di un conflitto di interessi, ma bensì il regolamento, secondo la legge, di un interesse pubblico [5].
Tuttavia i Segretari delle Commissioni Tributarie rispondono, ex artt. 744 e 60 c.p.c., dei danni sofferti dalla parte in conseguenza del rifiuto o del ritardo ingiustificati nel rilascio delle copie (anche esecutive) dei provvedimenti giudiziari loro richieste.
Pertanto il regolamento delle spese processuali, necessariamente omesso dal Presidente del Tribunale in sede di volontaria giurisdizione, può essere richiesto in un separato giudizio, in base al principio della responsabilità causale posto dall'art. 2043 c.c.
La Suprema Corte ha avuto modo di affermare che, in attuazione del principio della tutela generale in materia di risarcimento del danno e di illecito della Pubblica Amministrazione, può essere riconosciuto il ristoro del danno ingiusto (che, ovviamente, dev’essere conseguenza del fatto illecito secondo le comuni regole in tema di nesso causale) sopportato da taluno per porre rimedio ad un atto amministrativo illegittimo (quale è, nella sostanza, il rifiuto del Segretario della Commissione Tributaria di rilasciare la copia della sentenza in forma esecutiva) e  consistente nelle spese legali sostenute per ricorrere avverso quest’ultimo, non essendo esclusa la qualificazione di tali spese come danno risarcibile per il solo fatto che esse si riferiscono ad un procedimento amministrativo
[6].
Infine si osserva che nel caso, assai improbabile, in cui il Segretario della Commissione Tributaria non obbedisse all’ordine di rilascio della copia esecutiva contenuto nel decreto ex art. 745, 3° comma, c.p.c., sarebbe ipotizzabile una sua responsabilità penale ai sensi dell’art. 328 c.p..
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A fronte del rifiuto della Segreteria della Commissione Tributaria Regionale per la Sicilia di apporre la formula esecutiva su una sentenza di condanna dell’Agenzia delle Entrate delle spese processuali in favore di una nostra assistita è stato introdotto il procedimento ex art. 745 c.p.c. avanti il Presidente del Tribunale di Palermo.
Con decreto del  02/05/2018
[7] questi ha accolto la tesi della ricorrente e, dopo avere affermato la non legittimità di tale rifiuto, ha ordinato al responsabile della Segreteria della Commissione Tributaria Regionale per la Sicilia il rilascio della copia esecutiva richiestagli.
Successivamente, con sentenza n. 234 del 21/01/2019 il Giudice di Pace di Palermo ha condannato il Dirigente Responsabile della Segreteria della Commissione Tributaria Regionale per la Sicilia a risarcire alla nostra assistita le spese ed i compensi relativi al predetto procedimento di volontaria giurisdizione ex art. 745 c.p.c.  ed a rifonderle le spese ed i compensi del processo 
[8]
.
Nel processo di appello proposto avverso tale sentenza proposto dal Dirigente, con ordinanza del 10/07/2019 il Tribunale di Palermo ha rigettato la domanda di inibitoria di quest'ultimo e, ribadendo l'orientamento in precedenza espresso, ha affermato che "poiché l'art. 475, 1° comma, c.p.c., dispone che tutte le sentenze e gli altri provvedimenti dell'autorità giudiziaria -non esclusa quella tributaria- per valere come titolo per l'esecuzione forzata debbono essere muniti della formula esecutiva, è evidente come il negarne l'apposizione costituisca un illecito ostacolo, frapposto dai Segretari delle Commissioni Tributarie, all'esercizio del diritto all'azione esecutiva"  [9].
 
Aggiornamento 17 luglio 2019.
  

[1] Cass. civ., Sez. Unite, 27/01/2010, n. 1629.
[2] Tribunale di Palermo,  ordinanza 24/12/2016. Per visualizzare il documento integrale cliccare qui.
[3] Cass. civ., Sez. II, 12/05/2003, n. 7259 e Cass. civ., Sez. I. 20/07/2015, n. 15131.
[4] Cass. civ., Sez. I, 13/01/2010, n. 403; Cass. civ., Sez. I, 10/01/2005, n. 293; Cass. civ., Sez. I, 01/07/2004, n. 12021; Cass. civ., Sez. I, 04/11/1992, n. 11961.
[5] Cass. civ., Sez. I. 20/07/2015, n. 15131.
[6]Cass. civ., Sez. III, 19/01/2010, n. 698; Cass. civ., Sez. I, 23/07/2004, n. 13801.
[7] Presidente del Tribunale di Palermo,  decreto 02/05/2018. Per visualizzare il documento integrale cliccare qui.
[8] Giudice di Pace di Palermo, sentenza n. 234 del 21/01/2019. Per visualizzare il documento integrale cliccare qui.
[9] Tribunale di Palermo, ordinanza 10/07/2019. Per visualizzare il provvedimento integrale cliccare qui.